lunedì 3 dicembre 2012

sette-"otto": thanksgiving



SETTE è un numero che mi è sempre piaciuto. a partire dal fatto che è un numero dispari;e io amo i numeri dispari. o odio quelli pari. o sarà che suona bene, così, un po' spigoloso e imperfetto, un po' difficile, un po' solitario. However thanksgiving me lo vedevo meglio come un OTTO: grande, tondeggiante, formoso, sorridente, abbraccioso, giocondo e rilassato. Quindi a sto post tocca un nome un po' scomodo e pastiche, ma assolutamente più azzeccato per la festa del tacchino ripieno. come l' otto. l' otto è più ripieno di un sette.

Cosa sarebbe thanksgiving? non provate a chiedere la storia della festività ad un americano perchè l' unica cosa che ti sa dire è <<...humm boh.. qualcosa tipo.. ah si! i pellegrini!>> non che mi aspettassi un trattato filosofico-storico di materia culturale. wikipedia è la risposta: "Il primo giorno del Ringraziamento viene comunemente fatto risalire al 1621, quando nella città di Plymouth, nel Massachusetts, i padri pellegrini si riunirono per ringraziare il Signore del buon raccolto. Nel 1863, nel bel mezzo della guerra di secessione, Abramo Lincoln proclamò la celebrazione del giorno del Ringraziamento, che da quel momento diventò una festa annuale e perse gradualmente il suo contenuto cristiano. Oggi rappresenta una delle feste più importanti per i nordamericani." Oggi rappresenta un delle feste più importanti per i nordamericani (che ovviamente pensano sia un festa mondiale), ma mica per cosa SAREBBE ma più per cosa E'. Thanksgiving è l' america condensata in un giorno: alzarsi la mattina e non vedere l' ora di mangiare, tavola imbandita e piatto pieno di cibo pieno di colesterolo. o meglio, piatto pieno di colesterolo e un po' di cibo. Thanksgiving è la rassegnazione morale alla pigrizia, poltroneria, svogliatezza. Thanksgiving è tenersi le mani a tavola e dire una preghiera di trenta secondi con gente che piange commossa e chiedersi "ma cosa c'era di commovente nel periodo Sono grato per il tacchino pieno di stuffing?".

Il mio thanksgiving comprendeva diciassette ore di macchina tra andata e ritorno da Surprise, Arizona. (sì. me lo sono sparato il pezzo "Ma dove andiamo in Arizona?" "Surprise" "eheh si capito che mi vuoi fare una sorpresa.. ma dai, dimmi il nome". un quarto d' ora per capirlo). Ma comprendeva anche infradito e t-shirt e ottantasette gradi °F. A Surprise stavo a casa di mio fratello. mio fratello ventitreenne, sto pezzo di bicipiti e gel per capelli, è quasi tenente per le forze di sicurezza dell' esercito ed è sposato e ha una casa a due piani con piscina riscaldata e strobo. Sì, anche in Italia, mi dicono: quasi il tipico studente ventitreenne di medicina rinchiuso a casa dei genitori, fino a trentacinque anni ancora single e ancora a sperare per il trenta.
Avete presente le nostre cene, dove ci si siede a tavola e esistono portate e si sta seduti per tre ore... ecco. NO. Thanksgiving è tre mesi di attesa, tre settimane di compere, tre giorni di preparativi e tre minuti tra preghiera e ammucchiata sul cibo per riempirsi il piatto e ingurgitare grassi puri. niente portate, tutto in un piatto: tacchino,prosciutto, stuffing, gravy, sweet potatoes, broccoli.. seh, patate e broccoli. diciamo BURRO patate e broccoli. ogni piatto cucinato con tutti gli ingredienti grassi possibili e immaginabili. e agli americani piace così, più è pesante e elaborato più è buono. facile dare la colpa al triptofano del tacchino e andarsi a svaccare sul divano per guardare il football. well, dopo la mazzata sullo stomaco io mi sono anche sparata il giro turistico a piedi di Surprise per non soccombere fagocitata dal divano.
Ecco, camminare per Surprise è un po' come fare un tour in un plastico di un nuovo complesso residenziale: case plasticose a due piani tutte dello stesso color sabbia, prati verdi in mezzo al deserto, laghetti improbabili, campi da golf, centri commerciali con mille vetrate, alberi perfettamente in linea.. 
Agli americani piace tutto un po' finto: la bellezza è finta, il cibo è finto, le case finte, la cultura è finta. 
Direi che mentre l' Europa è di pietra, un po' rovinata ma con la sua storia, l' america è più un bel pezzo di plastica.

il giorno dopo l' americanata UNO thanksgiving, c'è l' americanata UNO BIS -non potevo declassarla a due-: BLACK FRIDAY, nonchè l' inno allo shopping ossessivo compulsivo, ovvero la tipica scena di trentamila persone spiaccicate contro le vetrine del centro commerciale aspettando che apra e le tipiche due donne sulla trentina che litigano e si tirano i capelli per appropriarsi dell' ultimo paio di stivali taglia 7 in pelle rossa laccata di prada. 
Per fortuna sto suicidio di massa me lo sono risparmiato passando il venerdì in giardino a hang out-are e a bere con la famiglia Barbaresco -importato da Turin- (vabè lo ammetto, la mia oretta al centro commerciale me la sono anche concessa. ed è stata una sola ora perchè appena siamo entrati, mia mamma patti si è catapultata in coda per me, altrimenti sessanta minuti sarebbero stati sessantamila).

E questo era anche un po' uno di quei post dove sei anche un po' fiero di essere italiano. E anche un po' "comunque io mi trasferisco qui prima o poi" (e anche un po' "CUCINO IO").

lunedì 19 novembre 2012

S come 6. come Sogni.

Le vacanze di Thanksgiving sono iniziate e prima di pensare al tacchino pieno di stuffing ci sta un po' di sano cazzeggio per riprendersi dalla quotidiana nullafacenza da scuola americana e da primo semestre. Ebbene; nel mio affaticante navigare su inutili siti, Caso, Destino, o chiamatelo come volete, alcuni lo chiamano Dio YouTube, vuole che finisca su un randomissimo video di Benigni. E fatto sta che Dio YouTube ha rivoltato come un pancake in padella il mio cazzeggio e mi ha fatto pensare -fu così che il pancake si bruciò.

Ochei. si sta quasi trasformando in un post rischiosamente serio tipo "Italia paese della resurrezione" o "Italia s'è desta", ma cercherò di mantenermi sulla linea dell' "Italia olleeelleee olllalllaaaaa faccela vedeee faccela toccaaa". infondo qui gli italiani sono considerati più i pagliacci della situazione piuttosto che cervelloni che si portano addosso il peso di Giotto, Brunelleschi, Leonardo... anche perchè Giotto, Brunelleschi, Leonardo gli americani non sanno manco che forma abbiano, quindi non li vedrebbero sugli italiani, ma manco con tutte le monsters e le redbulls in commercio. 
Questo video mi ha fatto capire quanto vorrei starci, in Italia, ma non posso.
Qui in America, la cultura non c'è. l' interesse per il sapere non c'è. l' alcool sotto i ventuno non c'è nemmeno quello (a parte il papi che ti chiede se lo shottino di tequila te lo spari)
Cosa c'è qui? credo l' intraprendenza e persone con le palle. persone che ce l' hanno un sogno e cercano di realizzarlo. (poi il fatto che in America devi avere i soldi per pagare l' ambulanza se stai morendo dissanguato è un' altra storia)
Gli Americani quando devono pensare vanno in crisi, credo che le sinapsi del cervello subiscano una crisi di identità, ma se c'è da FARE allora boh, poche storie, nel fare... fanno. ecco in Italia non facciamo. si parla, si dice, si pensa, si scrive... e poi le cose rimangono così, abbandonate al loro corso naturale di degradazione.
l' American Animal va al ristorante e si prende le patatine fritte porzione XXXL e quello che avanza se lo porta a casa da scaldare nel microonde per colazione, si veste all' ultima moda con i calzoncini corti e le calze di spugna sotto il ginocchio, indossa anelli pacchiani d' oro e diamanti nel mignolo -vabè grande come un wurstel-, spende quattrocento dollari per oscene decorazioni di halloween (sai, perchè non puoi vivere senza la stufetta a forma di zucca cattiva.... it's so cuteee!) e non comprano i libri perchè costano troppo.
Però l' American Animal fa fuzionare quello che fa. Inizi soccer? tutti i giorni allenamento per tre ore. E poi vincono le olimpiadi. Fai le audizioni per uno spettacolo e vieni preso? Tutti i giorni prove e se manchi due volte sei fuori, e poi compagni di high school che ora sono a brodway. A scuola tutto è pratico e per la prima volta anche studiando storia mi sembra di avere qualcosa in mano. 
Qui tutto funziona (lasciando da parte il tritarifiuti, che ovviamente ho scassato facendoci cadere una forchetta)
Qui si può parlare di sogni fuori dal cassetto. 
Sento un po' che l' Italia non cambierà mai. I giovani hanno sempre più occhi appannati e il futuro non arriverà mai. Qui per università cambi stato, ti trasferisci, vai a fare il militare, studi e hai un lavoro, ti sposi a venticinque anni e ogni giorno c'è qualcosa che ti spinge ad andare avanti.
Italia, WAKE UP! Ancora quanti dovranno andarsene via per poter sognare?

lunedì 12 novembre 2012

cinque-homecoming.

premettendo che Camilla spinge al suicidio tutto ciò che possa essere etichettato come tecnologico, cinque inizia con la triste storia di un tentato suicido di un Acer poco più vecchio di un anno e un attacco cardiaco di un triste ipod da 160 GB. L' ipod giace nel giardino del vicino -che ha sempre l' erba più verde-, sempre stesso vicino nerd per il quale il computer ora funzia di nuovo.

Qui c'è un po' di storielle da catch-uppare on.

ebbene, il post sulla cosa più americana che possa esistere ovviamente doveva arrivare. homecoming! homecoming sossoldi, tempo, energie ed è la parolabarraargomento del 97% delle conversazioni con un tipico studente -principalmente -essa - americano. homecoming è fancy e in una cittadina di ventisettemilanovecentosedici anime e tanto tempo da perdere è così al top degli eventi mondani della vita di un normale ragazzo/a.
Homecoming game di football è aperto dalla parata del circolo motociclisti barbuti sulle Harley Davidson in giacca di pelle-ovviamente tra quelli il marito sessantenne di mrs Gerard, donna che passa la sua vita su youtube a cercare video di autopsie e cervelli spappolati- che scortano le cheerleaders. Dopo di che, parata di macchine decappottabili vintage tirate a lucido per scortare la Homecoming court , ovvero le dieci seniors votate dal corpo studentesco di cui una sarà eletta reginetta da una giuria. Allora vestite da principesse sfilano per il campo di football sotto braccio col papi e intanto l' altoparlante le annuncia: "Kathrin, vuole vivere in un castello e avere tanti pony e sogna da sempre il tappeto volante". ovviamente son tutti pazzi per questa cosa, e la massima aspirazione è diventare proprio come Kathrin... cioè non vedi come è perfetta?!
hem.
Poi inizia la partita di football. E vi ricordate quando dissi "Ma io vado in California, a chi serve un maglione?!". Ecco, a chi serve UN maglione? io che mi presento versione babbonatale in Alaska con 53 °F (11 °C) e vento ghiacciato. Il fatto è che poi hai anche freddo ma stai zitto perchè sembri un disadattato con ventisette strati in mezzo ad americani in short e magliettine. Le partite di football sono un po' un atto masochista: tre ore su spalti ghiacciati a urlare quando tutti urlano perchè ovviamente dopo tre mesi non sono ancora riuscita a capire bene sto gioco. io pensavo che fosse botte e ssssangue, ma è un gioco dove un' azione dura cinque secondi e si ferma per cinque minuti.
Il giorno dopo c'è il ballo, che inizia alle otto e mezza di sera. quindi rigorosamente sveglia alle otto per andare da parrucchiere&estetista&truccatoree spendere come minimo 500 dollari per sembrare una barbie. senza contare ovviamente il vestito da almeno 100 $ che faccia pan-dan con la cravatta del tuo date (il ragazzo che ti invita) ah, perchè se nessuno ti invita, meglio che non ti  presenti altrimenti sarai loser forver.
io mi sveglio a mezzo giorno e poi vado da starbucks con mamma e isadora e ci spariamo un mega frappuccino alla pumpkin spice. arrivate a casa io già che mi lancio sul divano ma NO: mica puoi andare in giro con quei peli! devi farti i capelli! e le sopracciglia... il trucco! a vabè allora mettiamoci al lavoro. In realtà ero partita anche presa bene con una pettinatura strana. passo 1) stirare i capelli. Patti si arma di phon e piastra e spazzole e stiriamo i capelli. passo 2) radunare la metà interiore dei capelli in uno chignon e con un arriccia capelli e della crema per fissaggio immediato procedere ciocca per ciocca per almeno tredici secondi. Ecco. il passo uno andava bene lo stesso. e lì mi son fermata. per non parlare della mia capacità di sintetizzare i video di make-up di quindici minuti in una pratica di tre minuti e mezzo.
a cena si va con amici e a mangiare il sushi ovviamente il pezzo di nigiri che cade e fa splash nella salsa di soia che aggiunge un tocco artistico al vestito. non che mi aspettassi che non mi succedesse niente, eh.
arrivati al ballo, nonchè a scuola, la palestra dove fai educazione fisica tutti i giorni è trasformata in una roba piena di nastri, luci, fiocchi, tulle, colori e soprattutto gente vestita elegante. e la prima cosa da fare dopo essere entrati? andare al guardaroba e lasciare giacca, borse e tacchi. seriamente gente copra scarpe per metterle in coda per entrare in una palestra?! per non parlare del trucco che non noterà mai nessuno e i capelli che sono un disastro dopo circa mezza canzone e tre quarti. e quando mi lamentavo con patti, lei mi fa: "ma la parte divertente dell homecoming sono i preparativi!" stai mica parlando della tortura per cercare il vestito, i tacchi, la pochette, la lotta per fare una qualche pettinatura, il trucco che cola e che si spalma sulla guancia?! eheh you must be kidding me.
 in più il dj si era rivelato un vecchietto asiatico che metteva una canzone ballabile e dieci no e questo non aiuta i pali americani che hanno problemi con i passi base destra-chiudo-sinistra-chiudo... e dopo mezz'ora inizi a chiederti: "beh, dov'è il mio mojito?".
per non parlare dei dieci minuti in cui ballano le couples dove gente che è all homecoming con amici si fionda fuori a mangiare brownies e cupcakes e bere dottor pepper.
Tutto ciò finisce alle undici e mezza. e le undici e mezza E' VERAMENTE TARDI. infatti ogni città in california ha un curfew, un coprifuoco, e se sei minore di diciotto per strada dopo le dieci di sera ti arrestano. e i cops sono sempre dappertutto.. inizio a pensare che metà della popolazione qui sia nella polizia locale.
e un dente lo abbiamo tolto con il post sull' americanata del secolo: ne rimangono solo più trentuno.



domenica 7 ottobre 2012

Quattro.

Leadership conference. cosa fosse? diciamo che l' ho scoperto solo dopo esserci andata. L' unica cosa che sapevo era di aver firmato un foglio che Ms Kratz, insegnante di Drama e regista, mi aveva messo in mano e aver pagato 25 dollari. Qui è un po' tutto così, ti tuffi nel vuoto e il 99,9% delle volte ti va di culo e fai una ficata. Sarebbe cool scrivere dello 0,1% delle volte -tipo buttarsi nella classe di  di Mr Livingston- ma la Leadership Conference fa parte della fetta ti torta più grande (ammazza! Qui si parla praticamente di un' intera apple pie !). Ebbene. Il mio entusiasmo era ancora sepolto sotto le coperte alla partenza. perchè? perchè qui per andare da qualche parte devi spararti come minimo QUATTRO ore di macchina. eh, certo. allora svegliati alle quattro, infila la maglia verde del drama club, con gli occhi a mezz' asta raggiungi la cucina e fai una specie di colazione...- e la prima cosa raggiungibile era una ciotola di popcorn sul piano della cucina. alle quattro di mattina VA BENE.- in macchina ero con Ms Coursie, la tipica americana dai capelli grigi boccolosi, la maglia rosa pastello, gli occhiali rotondi, sempre sorridente che canta le canzoncine da girl scout mentre guida. ma come si suol dire, l' eccezione fa la regola, nonchè il guidatore imbranato fa imprecare in slang Ms Coursie. Alle cinque di mattina, una persona normale, in previsione di una giornata lunga 20 ore, si prepara per l' abbiocco da viaggio con l' ipod nelle orecchie. MA NO. sistemate le borse frigo in baule, via di biscotti, cupcakes, caramelle, pretzel e ipod appalla con le peggio zamarrate a ballare. così per q u a t t r o ore. Vi assicuro che però vedere il tramonto nel deserto, beh, vale la pena.
Arrivati a Glendora, una città a tipo 30 km da Los Angeles, andiamo in sta scuola in collina. Era enorme e tutta splendida-splendente, tutti giacche coordinate ai colori della scuola con stemmi e robe troppo americane per essere vere. e poi vabè chi se ne frega, io dovevo solo andare in bagno. e se devi fare la pipì e sei una lady, quella non è la scuola in cui ti vorresti trovare: arrivata davanti alla Restroom (che da buona europea continuo a chiamare toilet e tutti mi guardano come se fossi una vittima di guerra del Vietnam), ecco, no, non ero arrivata alla restroom, perchè non ci potevo arrivare con le novanta bionde piastrate davanti a me. E quando la vescica chiama, non c'è insegna che tenga: in tre secondi dritta verso la scritta Gentlemen. STO PONY che aspetto mezz' ora che Ashley, Mary, Shannon, Katrin, Jessica & MARAIAH si sistemino il trucco! Ed era pure vuoto il bagno degli uomini. Appena ci sediamo sul muretto, aspettando il nostro programma della giornata, pensi "vabè dai, ora mi rilasso tre secondi". no. non è vero. perchè neanche il tempo di sederti che senti i tuoi compagni che urlano "ANDIAMO A STRINGERE AMICIZIAA! ALL' ARREMBAGGIOO!" f*** allora mettiti a spiegare la tua vita in tre secondi ad ogni personaggio che vedi davanti a te. nove e dieci. ora di andare nella palestra. vabè dai ora sugli spalti... e invece no. tutti in cerchio a ballare e cantare Ride a Pony. FICHISSIMO. tutto shake e side to side. tutto un po' da vilaggio turistico però prende un sacco, soprattutto il Jig-a-low -e quando lo hanno urlato chi capiva "jig-a-low"?! per me era "gigolò". e dai drama club ci si può aspettare di tutto. E la cosa rassicurante è che l' ho scoperto cinque minuti fa, perchè ho detto "mah, magari non è gigolò il nome della canzone, meglio googlare". eh ma dai. bello scoprire di aver urlato parole a caso per un ora intera in una palestra!-.
Arriviamo al punto. la prima cosa che si può pensare con leadership e conference è una grande sala, una persona ottantenne che parla monotono per tre ore e mezza e una audience quasi in coma che sfoggia doti artistiche di ghirigori sui notebook. situazione ordinaria in italia quando si parla di conferenza. fatto sta che arrivo in sta classe, mi siedo ad uno di quei banchetti da telefilm dove sedia e tavolino sono un tutt'uno (qui a scuola i banchi sono tutti così. io li odio. ci puoi entrare da una sola parte e io ovviamente mi ritrovo sempre dalla parte opposta e mentre tutti sono seduti, io sono ancora lì a circumnavigare il tavolino.), aspetto che arrivi il prof p chi per esso e si presenta un sedicenne. what the..?! Sì. tutta la giornata è stata così. parlare e imparare da gente anche più piccola ma con più esperienza. ammettiamolo, noi italiani siamo tutti un po' viziati, andiamo a scuola e ci lamentiamo che non abbiamo soldi e aspettiamo che ci piovano dal cielo; qui non hai soldi, vai per strada a lavare le macchine o vendi cupcakes o ti fai pagare per dare fastidio alla gente. Qui funziona che se qualcosa non va, l' aggiusti. Probabilmente se parli del dualismo dell' uomo per Platone o della concezione mutevole dello spazio di Leonardo inizierebbero a sorridere ed annuire e pensare a ciambelle fritte e zuccherate; ma quando il drama club deve andare fuori città mica si dà la colpa ad Obama e nemmeno si va da mumy and daddy.. giù pesanti di fundraising! Evabbè ora però sta cosa sta diventando troppo seria, e poi mi deprimo. No ma prima di finire le cose serie: fettuccine alfredo. COS'E'?!?!? spiegaglielo che non è niente di italiano quella cosa bianca, scotta, molliccia. e boh. questo era un quattro quasi serio. e penso che posso anche finire con Summer Nights perchè ho appena preso un sacco di vestiti vintage molto Grease in una di quelle case dove vendono tutto anche i pezzi di tappezzeria e mettono tutto nel giardino di fronte a casa. come in Toy Story quando vendono Woody. credo.
pace e amore, lazy Italians!



martedì 25 settembre 2012

TRE.

Tre is Rally. Non saprei definire il Rally, ma è una cosa americanissima, tanto che io e Pietro, il ragazzo di Torino che è qui, ci siamo guardati e "Se questo fosse al Giobe o all' Alfieri sarebbe un enorme rave party".
Le ore di lezione, ciascuna ora ridotta di un quarto d' ora, tutto per ficcare in mezzo all' orario scolastico un' ora intera di musica a tutto volume e millecinquecento studenti schiacciati sugli spalti della palestra che urlano:
freshman verdi, sophomore azzurri, junior gialli e senior neri. musica, studenti, colori, urla.. ah, si. professori. a partire dal fatto che i professori più vecchi avranno 45 anni e i più giovani ne hanno 23. altro che scuole italiane! E tra i ventitreenni ci mettiamo anche il coach di baseball che è un gran pezzo di uomo. ragazzo, vabè. Anche se mr Smith rimane il mio sogno segreto. Ebbene. eravamo ai professori. ecco significa teachers in kilt e truccati da zombie che cantano Call Me Maybe (veramente la cantava il sexy coach, perchè si chiama MAYBE di cognome! lol), vanno in giro per la palestra su bici mignon sfidandosi a vicenda -dico solo che il preside si è schiantato-, o lanciano palloncini. E per una strana legge della natura qui i professori si siedono a gambe incrociate per terra e gli studenti sulle sedie.
Qui siamo undici exchange students e siamo i diversi privilegiati che entrano con la musica trionfante e portando le nostre bandiere e urlando -vabè, ero solo io a urlare. ma urlavo "Pizza" come grido di battaglia alle pizze apocrife americane!
Beh poi sono partiti i giochi tipo passarsi il brownies senza usare le mani oppure indovinare il pezzo di canzone mancante, o fare barche umane prendendo le gambe del tizio dietro di te. E il tutto urlando e ballando. La settimana in cui si svolge il Rally, c'è la penny wars e vince la classe che raccoglie più penny e ovviamente i senior hanno vinto grazie a me che ho capito che c'era sta cosa quando era già finita. e io che pensavo che ci fosse gente che andasse a chiedere l' elemosina in giro per il campus! vabè. Sempre nella stessa settimana, ogni giorno è uno spirit day; sostanzialmente ogni giorno ha un tema, tipo "fake an injury",  o "gadget overloaded", o "Olympic sports", e anche "around the world" (e alla domanda "Camilla, oggi niente spirit points?" -ah sì perchè si guardagnano anche punti se sei in tema- io farfugliavo una qualsiasi cosa in italiano dicendo che da around the world mi ero autoportata. con gli americani è tutto facile! "Hola como estas?" e per loro parli spagnolo. Ovviamente mi sono anche spacciata per una che parla il latino "Ave, amici" e tutti zitti. Non credo sappiano che sia una lingua morta, però.).
Uguale allo stile del Rally  era stato il giorno di Orientation ad Agosto -eh sì, bbbelli, io è più di un mese che vado a scuola!- in cui i prof saltavano e ballavano. Pensate cosa posso aver pensato. altro che shock culturale! E proprio a questa orientation mi sono trovata in mezzo a tutti i primini. che scasso! tra questi, sto tappetto di tredici anni, che mi fa i complimenti per l' accento e per gli occhi. Ah, qui tutti che mi chiedono "Ma per te, io ho un accento?" beh, quello italiano non ce l' hai, sicuro! E sto tizio, Aaron, che l' altro giorno mi fa "Magari posso portarti fuori al cinema". UNO hai tredici anni, DUE come mi porti, a spalle? TRE. ecco, il punto tre è un tasto dolente. TRE non mi chiamo CAMILIA. no. QUATTRO mi arrivi alla spalla. CINQUE. aahhah il cinque fa scassare. Quando l' ho detto a Joe, lui mi fa "Ecco, meglio che tu abbia detto no, perchè era un NO anche per me". CINQUE Joe dice NO. (Joe dice NO ad Aron, sì a peanut butter!) SEI potrei continuare all' infinito. ah no perchè dimenticavo SETTE. qui se qualcuno ti chiede "vuoi venire a prendere un gelato con me?" indende "vuoi essere la mia ragazza?". IL SETTE mi sembra un punto ragionevole per dire NO, come lo direbbe Joe, a piccoli energumeni nel pieno della crisi ormonale nonchè ricoperti di brufoli. NO, Aaron. guarda, puoi essere la persona più super nice del mondo, ma NO. e all' Homecoming ci vado già con amici.
HOMECOMING!  dimenticavo! il primo ballo dell' anno sta per arrivare e da cosa si deduce a parte stalker tredicenni? ragazze che camminano per il campus con mega peluches,o trecento rose, o enormi palloncini da veditore ambulante, o buquet di lecca-lecca. E tutti che parlano solo di balli, cose tenere, chi inviti, con chi vai, e il vestito, e la cravatta e "lui non me l' ha chiesto" e "ho sentito che..". Lo ammetto, questo post sta trasudando di SOLA INVIDIA tra le righe! LOL
Penso che ora andrò a deprimermi, come quelli che qui non sono fidanzati e non possono postare su facebook "finalmente ho trovato la mia metà" (secondo giorno da quando ti ha chiesto di uscire), o "la mia vita senza di te non ha senso" (una settimana dopo). Per il bacio a stampo si aspetta almeno il mese. sesso, beh. si parla di matrimonio. e no. non si parla di sesso. con nessuno. Qui i bambini nascono dalle piante di cavolfiore. vabè, no. se fosse così con la vegetazione di Ridgecrest probabilmente non esisterebbe nemmeno un coniglio. I bambini qui arrivano in sella ai corvi. meglio no?!
Silly Americans!

come gran finale direi che posso mettere "Mama who bore me" (the reprise) che bisognerà cantare in Romeo&Juliet. e io già mi scasso perchè non mi hanno ancora sentita!


giovedì 20 settembre 2012

due.

Questo è un due assolutamente ordinario, quasi al livello dei capelli piastrati e delle infradito. Il due è un numero che non mi piace a prescindere, poi. Quindi lo dedicherò alla mia giornata-tipo. Partiamo dalla parte più bella: il letto. in America i letti singoli non esistono, o meglio, i letti singoli sono i letti a una piazza e mezzo. quindi il mio "lettino" non riesco nemmeno ad occuparlo tutto, manco in posizione "Uomo Vitruviano". Il mio letto ha le lenzuola marroncino sabbia e non so, qui Patti usa un ammorbidente strabuono e affondo sempre la mia faccia nel cuscino -NEI cuscinI: almeno cinque per letto-. oltre alle lenzuola profumate e di un colore caldo e avvolgente il fattore tricky del mio letto è IL MATERASSO. anzi, in realtà non sono nemmeno sicura che sia il materasso. no. è una specie di cosa di piumino che Patti mette sotto il lenzuolo inferiore! mami, sappi che quando tornerò a casa inizierò a mettere la trapunta tra il lenzuolo e il materasso anche in piena estate con  trentacinque umidi e appicicosi gradi torinesi. Ebbene il substrato constistenza marshmellow , quello strato, alle sei e tredici di mattina non mi lascia proprio abbandonare quel piccolo paradiso di calore e morbidezza. Il trucco è abbandonare ogni sera il cellulare vicino alla ciabatta con le prese italiane per farlo caricare; voglio vedere come non mi alzo dovendo spegnere la sveglia più oscena del mondo! alle sei e quattordici lo step number one, prima della pipì, prima dello stretching e dei piegamenti (vabè dai, non ci crede nessuno, nemmeno Mrs Anzaldo), il primo passo è verso la macchina del caffè. E il bello di farsi il caffè da soli è usare una tacca di acqua e tre tacche di caffè. mentre trutrutru - non so perchè faccia sto rumore, ma amen- vai col bagno, dal quale mi catapulto fuori appena il trutrutru è finito. Gli Americani hanno inventato anche mille modi per avere il caffè più porcoso del mondo: i CREAMERS. vuoi che il tuo caffè sappia di marshmellow e cioccolato caraibico? oppure di vaniglia, cannella con spruzzi di noce moscata? oppure di Italian Sweet Crème (vaglielo a spiegare che in Italia non c'è nessuna "Sweet Crème" per l' espresso)? Ste bottiglie di cosa bianca sono a base di panna liquida e vabè. immaginate! Il mio caffè è puramente nero e solo qualche volta mi manca la macchinetta della Nespresso -what else?-. La colazione comunque è sacra frutta, cereali e latte. no, niente pancakes o waffel, gouffre... nah.
La scuola inizia alle sette e trentacinque e grazie a zio non so nemmeno accordare il triangolo o dovrei essere a scuola alle sei e trenta a girare per il campus con il trombone in spalla e suonare le musiche della banda! Il mio first period è inglese con i bambinetti di quindici anni, i sophomores. i primi cinque minuti sono sempre per il Pledge of Eligion verso la bandiera e poi parla la radio-orologio (vabè non c'è un nome per quel coso elettronico) per gli annunci del giorno sui club e le attività della scuola e poi gli auguri di compleanno. Il giorno più comico è stato il quattro settembre quando hanno fatto gli auguri ad Isadora Savoia, l' exchange student dal Brasile: "Happy birthday to Isadol.. Isado.. Iseldoura Savo.. ok. Have a glorious Burroughs day!". Per il mio compleanno andrò a dirlo il mio nome vah. Càmela o Camilia o Camiiiila TUA SORELLA. E nemmeno si arrendono al soprannome Cami eh. Nella classe di inglese leggiamo sostanzialmente brani di letteratura e li analizziamo, nulla di tragico, tranne per il fatto che me la cavo meglio ad imparare lo slang da messicana immigrata piuttosto che the primrose path of dalliance treads.. vabè ma io mi rifaccio sempre col second period con P.E. a parte che qui si fa seriamente. correre, addominali, piegamenti.. però ammettiamolo, tutti i giorni c'è il momento zarro con io e Isadora che ci spariamo Call Me Maybe o I Feel so Close e iniziamo a ballare con Angelika che dovrebbe essere un' insegnante di sostegno ed è una giuovine donna nera con le cosce il triplo di me, ma è la gioia di quell' ora di educazione fisica. anche Teddi, nonchè Mrs Anzaldo, è un amore. dopo che le ho fatto vedere che so fare la danza del ventre con la pancia posso anche correre un quarto di miglio in meno. Sbam poi catapultati all' armadietto per prendere il quaderno di forensic science per il third period con Mrs Gerard. Lei è una pazza e dopo che ho detto "mafia" e "criminale", continua a dirmelo. LOL Forensic è la classe CSI: analizziamo le impronte digitali, gli omicidi, i cannibali, prendiamo le prove e le guardiamo al microscopio. e la cosa figa è che è nella parte nuova nella scuola, nella parte di ingegneria. in realtà amo quell' edificio solo perchè nei bagni nuovi ci sono sempre i saponi più profumati: cocco e vaniglia, mele e cannella. pausa bagno obbligatoria, insomma.
Dopo c'è US History e non ho mai fatto COSI' TANTI ESERCIZI DI STORIA. e mi va bene che la storia americana parte dal '500! 
Alle 11 e 43 è ora del pranzo. di solito me lo porto da casa perchè a mensa puoi comprare hamburger, patatine fritte e da bere c'è latte e cacao o latte e fragole. vabè. per lo meno la pausa pranzo è di un' oretta, quindi ho anche tempo di uscire da scuola e vincere un passaggio in auto fino da Taco Bell!
Le mie ultime due ore sono con i freshmen, ovvero i primini. Ma io mi diverto, perchè nella classe di Health facciamo i progetti e prendo sempre A+ per i miei disegnini colorati; l' ultima ora è inglese, ancora. però mrs Hawkins, che avrà 22 anni, è un amore e voglio il suo accento TROPPO AMERICANO con quelle parole tutte rrrrr.
Ecco alle due e trentasei io sono distrutta comunque. Per fortuna c'è la granita giornaliera da Sherman Shack e ho quasi completato il bigliettino che me ne fa vincere una gratis. quindi non sono ancora pronta a desistere!
La giornata dunque non è finita, nonstante sarebbe troppo ora di un NAP time nonchè una siesta: spariamoci due ore di prove di teatro ogni giorno con Mrs Kratz che urla SHIT! come nulla! Ma almeno mi fa fare Giulietta in italiano, santa mrs Kratz.
A casa arrivo più o meno verso le cinque e mezza e non so se ci credete, ma COMPITI! azz. non sono proprio analisi di testo o relazioni sulla filosofia dei discorsi NO TAV ,ma ammettiamolo, mai nessuno avrebbe pensato di studiare in una scuola in America. ebbene, capitò.
La cena è verso le sei e mezza e Joe cucina messicano da dio. avere sonno alle sei di sera? mostly every single day. però poi c'è il divano, X-factor, Glee, Pretty Little Liars.. ci sono cose importanti da fare!
E poi il letto. bello il letto. ora sono le ventitrè e dieci e sono rigosoramente spalmata nel letto. 
Era un post noioso. lo so. perciò vado a cercare un po' di soddisfazione immergendomi nei cuscini profumati.
Buonanotte a me, buongiorno a voi. E chi s'è visto c'è visto.
cià



domenica 16 settembre 2012

UNO.

Ho deciso che non avevo voglia di scrivere uno zeropuntodue e ci andiamo giù pesanti di uno, nonchè "weekend di ozio e shopping sfrenato". Partiamo dallo shopping sfrenato perchè se mia mamma si decidesse a cagarmi, lo saprebbe già, ma siccome lo dovrà scoprire da qui, meglio togliersi il dente subito, vah. cara mami, con "shopping sfrenato" intendo dire che ho messo piede in Forever 21 alle nove di mattina e alle 2 di pomeriggio ero ancora dentro senza aver finito di esplorare tutti i settori (ovviamente il reparto saldi era troppo lontano da raggiungere con cinque shopping bag da 30 pound ciascuna-ormai kg è un' unità di misura negletta). Sono dovuti venire a cercarmi arenata tra i camerini sotterrata da magliette, magliettine e cardigan. non parliamo del reparto accessori!  Trecento sani, profumati, verdissimi dollari..! e meno male che mi sono venuti a raccattare! SHOP TILL YOU DROP! -scusa, mami!-


E dopo aver ficcato in macchina i sacchetti gialli, direi che non potevamo che dirigerci a magnà! "mangia-mangia" è una delle parole più gettonate che qui vogliono imparare -"spaghetti", "pizza", "lasagne" lo sanno già tutti anche se non hanno la minima idea di cosa siano veramente. A mangiare, visto che ci sentiamo molto radical chic dopo aver speso soldi in cagate varie, optiamo dunque per un' insalata healty e poco calorica. ecco, per un' insalata del genere non andate mai da CHIPOTLE. perchè quando inizi a chiedere una salad bowl finisci poi con avere un letto di lattuga ricoperto con riso al lime e cilantro, fagioli neri, cipolle, peperoni, guacamole, carnitas, mais e potrei dimenticare qualcosa. INSALATINA proprio. non fraintendetemi. era fantastica!
quasi che ora possiamo ficcarci l' OZIO. ozio perchè gli americani non visitano le città. o meglio, ciò che si visita sono i ristoranti, se c'è qualcosa di famoso, beh, qual qualcosa è sicuramente famoso o per la sua zuppa di piselli, o per i sublimi tacos di aragosta o per il margarita di clementine -che a quasi diciott'anni puoi forse iniziare a immaginar...NO. non ci pensare nemmeno!- oppure i posti qui sono famosi per i mall, enormi centri commerciali con dentro enormi negozi con enormi vagonate di roba. l' ultima chance per i posti famosi è essere conosciuto per qualcosa di estremamente kitch. COME SONO KITCH GLI AMERICANI, NESSUNO. se si va nell' hotel deve essere quello conosciuto per avere una cascata che spunta da in mezzo alle rocce e finisce dritto nella hall dell' albergo che ha ogni stanza con un tema diverso, da "autunno" a "nonna che cucina i broccoli con chili piccante". 
Noi stavamo in una casa di una amica di una amica del cugino del fratello.. cioè a casa di una signora con la quale ci siamo sparate maratona di tè, caffè, film e giochi di carte sul balconcino condiviso con la vicina che vedendomi ha deciso di cucinare le eggplant parmisan nonchè A PARMIGIANA -ovviamente l' ho capito dopo tre ore e mezza che cercava di spiegarmi cosa fosse. dopo però giù a cucinare brownies triple chocolate e gelato alla vaniglia. (se vabbè al massimo ad aggiungere un po' dì acqua e un uovo bianco all preparato mix per brownies e ad impegnarsi a tirare la confezione di gelato french vanilla dal freezer!).
Pismo Beach è proprio sull' oceano. "Che figooo finalmente in spiaggia!" STO ZIO PESCE finalmente in spiaggia! io andavo in giro con due maglioni, pino! Comunque i paesaggi in California sono meravigliosi: distese di giallo e riarso nulla, colline di cespugli e arbusti neri, sole sole sole e ancora nulla. Poi qualche volta ti accorgi all' improvviso che l' uomo c'è passato e ci ha ficcato ettari di innaturale verde con piantagioni cresciute da messicani sottopagati. Per non parlare dell famoso "fungo cop": qui la polizia spunta così! uh! questa la devo scrivere: stavamo andando verso Pismo e tutta d' un tratto una macchina della polizia con gli agenti che puntano la pistola verso un tizio che alza le mani. cioè, scena da film proprio. la parte comica sono la mia host mum e la host mum di Isadora -laragazzabrasilianaconmenellafoto- che inchiodano, tirano fuori l' iphone e si mettono a fare foto e mandarle a tutta la rubrica! LOL 

Direi che ora, all' alba delle ventidue e cinquantuno, dopo aver cucinato bruschette e una torta ai lamponi e mandorle (con le mie manine, buddy!) e aver scritto un po', posso anche tornare a studiare il mio copione. "O ROMEO, ROMEEEEO! PERCHE' SEI TU ROMEO?". finirò per odiare quella tragedia?!

CIA'BBELLI

giovedì 13 settembre 2012

zeropuntouno

sono le nove e trentasette di sera e la mia voglia di stare davanti ad uno schermo a schiacciare tasti e comporre frasi di senso compiuto è quasi uguale a meno infinito. certo che però fallire già allo zero punto uno è proprio da pezzi di loser. perciò con un po' di swedish fish,che il mio amico Alan mi ha ficcato in borsa (dopo che gliene ho fregato una mangiata.. sono una droga! manco avessero sto gran gusto..!) , inizierò a pensare di scrivere qualcosa.

QUALCOSA.

no. eravamo ai tre giorni a New York. tre giorni di sightseeing stile americano: camminata di massimo un' ora e rigorosamente per lo shopping - che la versione drive-thru non l' hanno ancora inventata! E questo è da dire: qui è tutto a portata di finestrino. big mac?  soda? farmacia? gelato? banca? cinema? tutto disponibile senza dover alzare il didietro dal comodo sedile in pelle e dover uscire dal microclima polare.
Ebbene Manhattan e tutti i quartieri li ho visti da un finestrino tranne la Statue of Liberty che ce la siamo sparata dallo Shark un motoscafo gestito da un tamarro paura che impennava quando partiva il ritornello di "Party Rock Anthem" (Federice, volevo troppo che fossi con me in quel momento!).
L' ultima notte in hotel è stata circa un after. il "circa" perchè era circa una notte. il mio pullmino per l' aeroporto partiva alle tre e mezza. Quindi fatti i bagagli, di nuovo, giù a fare video con le ragazze belga che urlano in italiano -vabè-
Quindi alle tre e mezza con caffeina endovena si parte. e non avevo controllato la mai faccia. Arrivata al check in il cop che mi ferma e mi controlla come se mi fossi fatta di qualcosa di strano.
Vai col primo volo e con la prima dormita. Atterrata a Denver, Colorado, non avevo la minima idea di dove campeggiare per le cinque ore successive prima del volo per Bakersfield. La risposta era il cartello "free wi-fi" e due sedie libere. Erano anche due sedie libere comode. troppo. così che mi sono addormentata e mi è venuta a raccattare la hostess, che appena ha visto il mio bagaglio a mano l' ha fermato perchè era troppo grande per il posto e quindi andava lanciato nella stiva. Il mio ultimo aereo per un po' ti tempo era infatti una cosa di trentacinque posti e due hostess e l' impressione era quella di volare sulla carta pesta. almeno ho passato il viaggio spiaccicata sul finestrino con i Talking Heads e i Dire Straits sparati nelle cuffie ad osservare il deserto dall' alto. non troppe anime lì, eh. lo chiamano deserto mica per niente!
Arrivata. Ed era un po' come una filastrocca. non so, "La Vispa Teresa" non ci credi nemmeno se la vedi. come "Camilla e l' anno in California". mica mi sembrava ci essere a destinazione. Eppure eccoci. L' aeroporto di Bakersfield è uno sputo. no. una molecola di sputo: due gate e un rullo mignon per i bagagli.
La prima sera sono arrivata a casa della coordinatrice e la stanza era una macchia di rosa, leopardato e zebrato. quasi da sentirmi a casa!
Beh. il deserto è conosciuto per essere abbastanza arido direi. tempo che arrivo?! temporale con tuoni e lampi. evento più unico che raro. e io me lo perdo cadendo in un letargo di 14 ore.

E poi eccomi qui.
Nel frattempo ho visitato la mia vera host family e l' ho cambiata. il blog è uno spazio pubblico quindi non posso proprio scrivere di tutto. fosse poi che c'è almeno la barriera linguistica, ma NO. qui pur di farsi i fatti altrui google translate è l' applicazione must per ogni smartphone. Gli americani sono un po' così, tutto iphone niente moderazione.
Fatto sta che ora vivo con Patti e Joe e si parla spanglish. o meglio, con Joe qualche volta parte la conversazione in spagnolo ma non sopravvive troppo -my fault.

Scuola.
La scuola e gli armadietti e la cafeteria e i prof che non vogliono a tutti costi coglierti in fallo stile domanda trabocchetto della Venturino. Fioccano A e A+ e mi ritrovo a suggerire durante i test ai miei compagni. qui si studia comunque. cioè il metodo di apprendimento è proprio diverso. E' basato più sul disboscamento della Foresta Amazzonica e i milioni di esercizi che sulla memorizzazione di cinquecento pagine dalla poesia cortese di Bertrand de Born fino a Boccaccio.
E la lotta per le lim del giobe? nada. qui ogni classe ha la sua lim, il suo proiettore, scanner, stampanti, una decina di computer, spray sanitario per quando si entra in classe. e pure i clubs hanno soldi e si organizzano un sacco di attività. C'è un teatro enorme e un sacco di scenografie, luci e effetti fumogeni strani. ogni cosa ha lo stemma della scuola e ci sono un sacco di spirit days tipo il giorno in cui devi vestirti con i colori della bandiera, quello in cui devi fingere una frattura o quello in qui devi andare in giro ad incoraggiare la gente.

Ho deciso che per oggi basta. Domani taglione a scuola per andare a Pismo Beach, sull' oceano, per il weekend, a mangiare cupcakes e formaggio grigliato sulle spiagge enormi.
E visto che qui il country va alla grande -io e Joe stiamo diventando dei pro di country dance!- vi sparo la hit della radio!



mercoledì 12 settembre 2012

ZERO.

zero. e questa volta bisogna credere a mr Livingston di pre calculus quando diceva che uno zero è più significativo di qualsiasi altro numero. e mi va bene che è anche un buon punto di partenza. in questo enorme zero ci ficco un po' di tutto quello che è successo in un mese e mezzo -premetto che il mio italiano è quasi nelle condizioni degli arbusti lungo China Lake Boulevard (nulla di speciale, ve lo garantisco: ramoscelli rinsecchiti e spinosi).

Allora.
il trentuno luglio. no il TRENTA LUGLIO. facciamo che partire dal mio sclero della valigia. tipo che tutti i miei vestiti erano sul letto nella speranza che potessero magicamente comprimersi in un parallelepipedo a rotelle e pesare 20 kg. 20 kg? ad un quarto della roba già sforato. e di brutto. massì allora più o meno le cose essenziali per l' estate, tanto sono nel deserto, nel posto più caldo del pianeta, a che mi serve il mio comodo, bellissimo, indimenticabile, morbido, lanoso, cozy maglione rosso?! nulla. certo, nulla your sister. Ho capito che fuori ci sono quarantasette gradi, ma non è che dentro qualsiasi struttura che sia dotata di quattro pareti ci devi sparare l' aria condizionata e ibernare a 13 gradi OCHEI?! L' aria condizionata no, non l' avevo consi-dera-ta! Ritornando al trenta. giusto per essere abbastanza italiani e aspettare l' ultimo minuto, il bagaglio a mano si va a compare solo il giorno prima nell' ultimo negozio aperto per grazia ricevuta.
E boh. non ero sicura di voler vedere amici prima di partire. cosa si dice prima di salutarsi per un anno intero?



Vabè io ancora non ci credo che non ci vedremo per così tanto tempo, ed è già passato più di un mese. E a distanza di un mese mi mancate sempre di più. Mi mancate perchè qui la gente è diversa, senza attribuire una valutazione che sia positiva o negativa all' aggettivo "diverso". ma qui è proprio tutto diverso. Avere una classe insieme è come essere amici da una vita. e quando dici "puzzi"? pooh, quante volte te l' avrò ripetuto?! (tralasciando il fatto che molte volte ero sincera.. ma anche la tua ascella pezzata è un pezzo di storia) o quante volte, sabri, ti ho detto che "quei punti neri devono sparire?" (evidentemente non troppe!). ecco, qui, spararti pezzacci del genere è un po' come iniziare a scavare la fossa tua, e del tuo amico che starà già spendendo circa 60 bucks al giorno dall' estetista o l' altro amico che va ogni tre giorni da Walmart per comprare un nuovo deodorante -e se pensate che sia un' operazione facile, non avete visto gli scaffali di Walmart: almeno 356 deodoranti con fragranze e colori diversi. cioè un impresa. io sono andata ad occhi chiusi perchè era già passata un' ora e nel mio carrello c'erano solo M&M (e qui ci saranno circa 9 tipi) e un mega tubo di dentifricio che non è nemmeno ancora a metà. Ritornando a noi. o meglio, alla gente di qui. io mi sveglio alle sei, e mi sparo il caffè americano più ristretto e intenso che si possa fare non avendo a disposizione nè una caffettiera, nè una macchinetta della nespresso. mi vesto, faccio colazione, faccio il letto, mi trucco e mi preparo il pranzo al sacco (io nella cafeteria della scuola non ci mangio manco col pranzo offerto da mr ostache -il preside-!) e in tutto questo tempo, contando che devo essere alle sette e trentacinque in classe, in piedi, rivolta verso la bandiera, pronta per il Pledge of Allegiance, e prima devo passare dall' armadietto lottando con la combinazione, NO. non ho tempo di essere come se fossi sul set di Pretty Little Liars con i capelli piastrati, trucco perfetto, lucida labbra fresco e scia di profumo che sia odorabile ad almeno 50 piedi di scia dal mio passaggio. NO. eppure arrivo in classe correndo e sono tutti con l' iphone a messaggiare nella loro mise da telefilm. io devo ancora acquisire questo superpotere. altro che prendere il tredici la mattina praticamente in pantofole e schiacciarsi tra cento anime di gente che non ha la macchina a 15 anni e mezzo e si muove by GTT.
Non so esattamente come sia arrivata qui. è più uno stream of consciousness questo post. i miei pensieri viaggiano troppo veloce e ci sono troppe cose da dire. da scrivere.

TRENTUNO. a-e-ro-por-to.


Mamma con il mio cardigan. lei si abitua velocemente a non avermi attorno, eh! E poi mio zio. sempre il solito. mica quella faccia era solo per la foto. lui è così. Gui. boh. il solito tamarro. mi manchi though. tanto.
e sabri. vabè ora sarai sula pista ciclabile e starai andando a scuola a Houten. e niente. schiacchiati in macchina con la compilation zarra eccoci a Malpensa. mani pinzate nella valigia al check in, portatile, caramelle e ipod sistemati. E non ho mai sperimentato un "ciao" come quello che ci siamo dati.
E poi SBAM. territorio internazionale. ci siamo. duty free, gate. primo volo verso monaco e poi monaco newark. prima sera: outlet immenso in NJ  e poi in hotel.
E sto andando veloce. lo ammetto, sono stravaccata sul divano con Joe e Patti e Milo e Maxwell (m&m sono i cani -delle specie di chiwawa cresciuti. niente di somigliante a quei topi saltellanti solo occhi e orecchie. sono carini. e qui è appena iniziato x.factor usa. un bambino di tredici anni che canta granade. no vabè. lo amo.

prometto uno 0.1 - cheerio

martedì 11 settembre 2012

MENO UNO

meno uno. meno un giorno a quando inizierò a scrivere su questo blog. forse dovrei chiamare questo post con un neutrale "zero", il che mi darebbe un vantaggio indescrivibile: ogni giorno mi ripeto -oggi scrivo una mail, oggi racconto qualcosa, oggi... e poi NULLA. almeno lo zero non mi darebbe una scadenza impellente.   C'è troppo da raccontare e allo stesso tempo praticamente nulla, la novità diventa routine troppo velocemente. almeno per me. Domani inizierò a scrivere. che sia una frase al giorno. Svevo diceva "Fuor dalla penna non c'è salvezza". Diciamo che potrei continuare a sopravvivere con i tacos di Joe, ma per una volta cercherò di seguire gli insegnamenti di Santa Maria Cristina Romagnoli.

Ci si sente all' UNO. 

Amen -rigorosamente pronunciato |eimen| (qui non si scherza col latino)