lunedì 3 dicembre 2012

sette-"otto": thanksgiving



SETTE è un numero che mi è sempre piaciuto. a partire dal fatto che è un numero dispari;e io amo i numeri dispari. o odio quelli pari. o sarà che suona bene, così, un po' spigoloso e imperfetto, un po' difficile, un po' solitario. However thanksgiving me lo vedevo meglio come un OTTO: grande, tondeggiante, formoso, sorridente, abbraccioso, giocondo e rilassato. Quindi a sto post tocca un nome un po' scomodo e pastiche, ma assolutamente più azzeccato per la festa del tacchino ripieno. come l' otto. l' otto è più ripieno di un sette.

Cosa sarebbe thanksgiving? non provate a chiedere la storia della festività ad un americano perchè l' unica cosa che ti sa dire è <<...humm boh.. qualcosa tipo.. ah si! i pellegrini!>> non che mi aspettassi un trattato filosofico-storico di materia culturale. wikipedia è la risposta: "Il primo giorno del Ringraziamento viene comunemente fatto risalire al 1621, quando nella città di Plymouth, nel Massachusetts, i padri pellegrini si riunirono per ringraziare il Signore del buon raccolto. Nel 1863, nel bel mezzo della guerra di secessione, Abramo Lincoln proclamò la celebrazione del giorno del Ringraziamento, che da quel momento diventò una festa annuale e perse gradualmente il suo contenuto cristiano. Oggi rappresenta una delle feste più importanti per i nordamericani." Oggi rappresenta un delle feste più importanti per i nordamericani (che ovviamente pensano sia un festa mondiale), ma mica per cosa SAREBBE ma più per cosa E'. Thanksgiving è l' america condensata in un giorno: alzarsi la mattina e non vedere l' ora di mangiare, tavola imbandita e piatto pieno di cibo pieno di colesterolo. o meglio, piatto pieno di colesterolo e un po' di cibo. Thanksgiving è la rassegnazione morale alla pigrizia, poltroneria, svogliatezza. Thanksgiving è tenersi le mani a tavola e dire una preghiera di trenta secondi con gente che piange commossa e chiedersi "ma cosa c'era di commovente nel periodo Sono grato per il tacchino pieno di stuffing?".

Il mio thanksgiving comprendeva diciassette ore di macchina tra andata e ritorno da Surprise, Arizona. (sì. me lo sono sparato il pezzo "Ma dove andiamo in Arizona?" "Surprise" "eheh si capito che mi vuoi fare una sorpresa.. ma dai, dimmi il nome". un quarto d' ora per capirlo). Ma comprendeva anche infradito e t-shirt e ottantasette gradi °F. A Surprise stavo a casa di mio fratello. mio fratello ventitreenne, sto pezzo di bicipiti e gel per capelli, è quasi tenente per le forze di sicurezza dell' esercito ed è sposato e ha una casa a due piani con piscina riscaldata e strobo. Sì, anche in Italia, mi dicono: quasi il tipico studente ventitreenne di medicina rinchiuso a casa dei genitori, fino a trentacinque anni ancora single e ancora a sperare per il trenta.
Avete presente le nostre cene, dove ci si siede a tavola e esistono portate e si sta seduti per tre ore... ecco. NO. Thanksgiving è tre mesi di attesa, tre settimane di compere, tre giorni di preparativi e tre minuti tra preghiera e ammucchiata sul cibo per riempirsi il piatto e ingurgitare grassi puri. niente portate, tutto in un piatto: tacchino,prosciutto, stuffing, gravy, sweet potatoes, broccoli.. seh, patate e broccoli. diciamo BURRO patate e broccoli. ogni piatto cucinato con tutti gli ingredienti grassi possibili e immaginabili. e agli americani piace così, più è pesante e elaborato più è buono. facile dare la colpa al triptofano del tacchino e andarsi a svaccare sul divano per guardare il football. well, dopo la mazzata sullo stomaco io mi sono anche sparata il giro turistico a piedi di Surprise per non soccombere fagocitata dal divano.
Ecco, camminare per Surprise è un po' come fare un tour in un plastico di un nuovo complesso residenziale: case plasticose a due piani tutte dello stesso color sabbia, prati verdi in mezzo al deserto, laghetti improbabili, campi da golf, centri commerciali con mille vetrate, alberi perfettamente in linea.. 
Agli americani piace tutto un po' finto: la bellezza è finta, il cibo è finto, le case finte, la cultura è finta. 
Direi che mentre l' Europa è di pietra, un po' rovinata ma con la sua storia, l' america è più un bel pezzo di plastica.

il giorno dopo l' americanata UNO thanksgiving, c'è l' americanata UNO BIS -non potevo declassarla a due-: BLACK FRIDAY, nonchè l' inno allo shopping ossessivo compulsivo, ovvero la tipica scena di trentamila persone spiaccicate contro le vetrine del centro commerciale aspettando che apra e le tipiche due donne sulla trentina che litigano e si tirano i capelli per appropriarsi dell' ultimo paio di stivali taglia 7 in pelle rossa laccata di prada. 
Per fortuna sto suicidio di massa me lo sono risparmiato passando il venerdì in giardino a hang out-are e a bere con la famiglia Barbaresco -importato da Turin- (vabè lo ammetto, la mia oretta al centro commerciale me la sono anche concessa. ed è stata una sola ora perchè appena siamo entrati, mia mamma patti si è catapultata in coda per me, altrimenti sessanta minuti sarebbero stati sessantamila).

E questo era anche un po' uno di quei post dove sei anche un po' fiero di essere italiano. E anche un po' "comunque io mi trasferisco qui prima o poi" (e anche un po' "CUCINO IO").

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